In esposizione 55 monete databili tra il IV e il XVII secolo, provenienti dagli scavi eseguiti nell’abbazia di Fossanova (anni 1994/96) e dalle recenti indagini archeologiche nella chiesa
altomedievale di Privernum.
Si affiancano a questi materiali un considerevole numero di piccole monete di bronzo di IV-VI secolo (offerte rituali sepolcrali) e due importanti attestazioni pontificie
su piombo: un sigillo pertinente a una bolla papale da Privernum e un frammento di sigillo da Fossanova.
La presenza riscontrata, in questi due centri, dei principali nominali in corso tra X e XIV
secolo, denari papiensi e provisini francesi, denari tornesi di Acaia, cinquine del Senato Romano e monete del Regno di Napoli, permettono di postulare un sistema di mercato molto attivo, che trova
conferma nella documentazione scritta e che inserisce a pieno titolo il basso Lazio, con Privernum e Fossanova, nella vivace temperie economica e commerciale dell’epoca.
Tra le monete da Privernum si segnalano sei preziose frazioni di siliqua in argento ascrivibili al regno di Giustino II (565-578 d.C.), rinvenute all’interno di una sepoltura presso la basilica
altomedievale e che rientrano nel panorama della monetazione bizantina emessa in Italia alla fine del VI secolo.
Erano poste sul torace di un defunto, in origine in un sacchetto di tela o cuoio e ne
costituivano il corredo personale. Al dritto presentano il ritratto dell’imperatore Giustino II (565-578 d.C.) con la sua titolatura:
D(ominus) N(oster) Iustinus P(ater) P(atriae) Aug(ustus)
e, al rovescio, in quattro esemplari compare il segno del loro valore espresso con le lettere greche CN (= 250), riferito all’unità monetaria, il
nummus.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
In due esemplari compare invece una croce monogrammata (i bracci formano le lettere greche X e P che sintetizzano il nome di Cristo). Nell’insieme costituivano una bella somma, sufficiente,
tanto per dare un’idea, al sostentamento di una persona per oltre un mese. Si tratta dunque di un valore notevole per una deposizione funeraria, rimarcato anche dal materiale delle monete, l’
argento, inconsueto nei corredi tombali dell’epoca composti in prevalenza da monete in bronzo.
Denari provisini
Sia da Privernum che da Fossanova provengono esemplari, in mistura d’argento e rame, di una moneta francese emessa tra il 1125 e il 1152, a nome del conte Tebaldo II, dalla zecca di Provins, città
della Francia settentrionale nella regione dello Champagne. Sul dritto è una croce greca con l’alfa e l’omega - la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco - che
simboleggiano Dio quale inizio e fine di tutte le cose; intorno, la leggenda TEBALT COMES riporta il nome del signore che
ha fatto battere la moneta e il suo titolo in
latino: comes, cioè conte. Sul rovescio compare il nome della zecca –
CASTRI PRIVINS
– mentre nel campo è raffigurato una sorta di pettine sormontato da una Y compresa tra due cerchielli. Questa immagine è stata variamente interpretata: alcuni riconoscono nel pettine lo
strumento dei cardatori di lana che producevano le famose stoffe di Provins; altri, visto che questo denaro era anche chiamato de manganello, lo identificano appunto con un “manganello”, ovvero
una macchina da guerra lanciasassi. I denari coniati dai conti di Provins tra il XII e il XIII secolo conobbero grande fortuna e raggiunsero i mercati di Roma, la cui zecca allora era inattiva, e del Lazio,
dove costituirono la moneta corrente sino all’inizio del 1200.
Ll’esemplare più recente in esposizione è una mezza piastra d’argento di Innocenzo XI
(Benedetto Odescalchi di Como, papa dal 1676-1689), rinvenuta a Privernum all’interno di una fossa di spoliazione.
Sul dritto è raffigurato lo stemma araldico sormontato dal cappello papale, tiara e chiavi, i simboli del potere del pontefice; intorno corre il nome del papa e l’anno del suo pontificato
Innocen(tius) XI Pont(ifex) Max(imus) VII. Sul rovescio compare un motto in latino, racchiuso entro una corona di palma: Avarus non implebitur (l’avaro non sarà mai sazio). Si tratta di un passo
dell’Ecclesiaste (V, 9), uno dei libri sapienzali dell’Antico Testamento, nel quale si condanna la bramosia di averi dell’uomo avaro, che desiderando denaro a dismisura non ne sarà
comunque mai pago.
Di particolare valore storico è un sigillo in piombo proveniente da Privernum che doveva corredare un documento emesso dalla cancelleria papale al tempo di papa Leone III (795-816). Al dritto riporta
il nome del pontefice, Leoni, al genitivo, compreso tra due croci, e al rovescio, sempre tra due croci, il titolo Papae. I sigilli in piombo, detti anche bolle dal latino bulla, alludente alla loro forma
circolare, venivano utilizzati dai pontefici per convalidare e garantire i documenti da loro emessi ed erano appesi alle pergamene ufficiali pubblicate dalla Cancelleria Pontificia mediante cordicelle di
canapa o di seta rossa e gialla.




