CERAMICHE

La campionatura di ceramiche esposta al Museo offre un excursus tipologico delle principali produzioni di età altomedievale e medievale. I materiali, provenienti dagli scavi sia di Privernum che di Fossanova, sono relativi a contesti domestici (soprattutto “butti”), funerari e produttivi. Gli esemplari da Privernum coprono un arco cronologico che va dal IV-V al XII secolo e comprendono ceramiche comuni da cucina e da fuoco, da trasporto, invetriate e dipinte a bande. I materiali da Fossanova, restituiti dagli scavi condotti nel Refettorio dell’Abbazia, comprendono, oltre a un discreto numero di ceramiche comuni, maioliche, invetriate e pezzi di importazione islamica, ispano-moresca e dal sud-Italia.

Ceramiche da Privernum

Particolarmente nutrita è la campionatura di ceramiche altomedievali e medievali provenienti dagli scavi di Privernum sia da contesti domestici (soprattutto "butti"), funerari che produttivi. Si tratta di esemplari che vanno dal IV-V al XII secolo e comprendono ceramiche comuni da cucina e da fuoco, da trasporto, invetriate e dipinte a bande.


Ceramiche comuni da Privernum:
anfore, brocche, ceramiche da fuoco, testo
per pane, colino per cottura a vapore. VI-X secolo

Ricostruzione di un “butto” (immondezzaio) con olle
biansate da fuoco e resti di cibo. X-XI secolo

Ceramiche Invetriate
Col termine "invetriatura" si definisce un rivestimento a base di silice e ossido di piombo che vetrifica in cottura. In età romana il procedimento prevedeva due cotture: si cuoceva prima il vaso privo di rivestimento, quindi si applicava la vetrina e si ricuoceva. Dal V secolo in poi invece la vetrina viene applicata sul vaso essiccato che poi veniva cotto.
La miscela vetrificante assumeva colori diversi a seconda degli ossidi che potevano essere già presenti nel composto o aggiunti appositamente (ossido di ferro, di rame). La varietà dei colori si otteneva anche regolando la temperatura e la ventilazione dei forni.


Ceramiche invetriate di età romana (a sinistra)
e tardo-antiche (a destra).

Ceramiche invetriate altomedievali

Ceramica dipinta a bande

Sotto questo nome vengono indicati contenitori di ceramica comune, perlopiù brocche, boccali e anforette, di fattura piuttosto raffinata e decorati, prima della cottura, con pennellate di colore (dal rosso al bruno) che formano delle striature o dei veri e propri disegni geometrici astratti. E’ una produzione che a partire dal VI secolo si diffonde in tutta Europa; a Privernum è stata rinvenuta in tale quantit à da far supporre a una fabbricazione locale. Una prima produzione è riferibile ai secoli VI-VIII ed è caratterizzata da vasi con pareti piuttosto spesse e da forme di tradizione tardo romana; la decorazione è costituita da semplici linee di colore rossastro che spesso sono solo colature. Mentre in altri siti del Lazio, questa classe ceramica sembra esaurirsi nel IX secolo per riapparire solo nel XII, a Privernum proprio in questo periodo ne è documentata una massiccia presenza con prove certe di una fabbrica locale testimoniata dal rinvenimento di uno scarico di scarti di fornace (oltre 100 esemplari) buttati entro un pozzo romano della domus della Soglia nilotica. Sono esemplari inquadrabili tra il IX e l’XI secolo, prodotti in argilla depurata con pareti sottili e disegni a bande piuttosto larghe orizzontali, verticali o curvililinee. La forma più diffusa è la grande olla acquaria con corpo globulare e anse a nastro, ma sono attestate anche piccole brocchette che dovevano servire per la tavola. La produzione sembrerebbe esaurirsi nel corso del XII secolo, in contemporanea con l’abbandono della città romana.


Ceramiche: da Fossanova
Un’interessante campionatura di ceramiche in uso nell’abbazia di Fossanova è stata restituita dagli scavi condotti nel Refettorio negli anni 1990-1995. Oltre a un discreto numero di ceramiche comuni si segnalano pezzi di importazione sia islamica (alberallo da farmacia) che ispano-moresca e meridionale, dal sud-Italia e dalla Campania.


Boccale a clessidra in protomaiolica.
Produzione meridionale della seconda metà del XIII secolo.
Da Fossanova.Brocca in maiolica con anse a tortiglione.
Probabile produzione campana di XIV secolo. Da Fossanova


Albarello da farmacia in maiolica.
Produzione nord-africana della fine del XII secolo. Da Fossanova


L’albarello è il tipico vaso da farmacia tanto da diventare, nel XVI secolo, l’emblema degli Speziali. Ha una forma affusolata e ristretta al centro, per avere una buona presa, e una bocca abbastanza capiente; conteneva unguenti, conserve o confetture. Era chiuso con carta o pergamena che venivano fissate con un legaccio alla base del collo.
Il suo nome è di probabile origine araba (da “al barni”: vaso per droga).
Dagli esemplari più antichi semplicemente smaltati, si passa a quelli decorati così finemente da diventare veri e proprio oggetti artistici da collezione.


Ceramica a lustro Ispano-Moresca

Nel IX secolo fu messa a punto una tecnica particolare di decorazione della ceramica: il lustro.
La sua caratteristica è di essere passata al forno per tre volte: dopo aver cotto la semplice forma di argilla (biscotto) se ne ricopre la superficie con smalto bianco e si ricuoce; a questo punto si dipinge con pigmenti a base di argento o di rame e si ricuoce la terza volta, ma a una temperatura più bassa.
Questo tipo di lavorazione conferisce una particolare brillantezza e iridescenza al prodotto finito, ottenendo la decorazione “a lustro metallico”.
La ceramica a lustro fiorisce in ambiente islamico in Spagna e soprattutto a Valenzia. Alla fine del XV secolo i lustri spagnoli si diffondono in tutto il Mediterraneo; questa produzione ha grandissimo successo in Italia sia presso le famiglie più agiate che presso gli ordini religiosi.
Gli unici esemplari di lustri ispano-moreschi di produzione valenzana nel Lazio meridionale sono quelli trovati e conservati a Fossanova, giunti su precisa richiesta della comunità monastica o lasciati da qualche visitatore.

Frammenti di ceramica a lustro ispano-moresca,
fine XIV-metà XV secolo. Da Fossanova.
Due ciotole conservano le lettere gotiche
MA e G e appartengono alla serie “dell’Ave Maria”,
spesso usata nei conventi. Un’altra ciotola
conserva il monogramma bernardiniano IHS.